Alla scoperta degli Smart Fabrics

Quando si parla di Tecnologia si pensa spesso ad un mondo prevalentemente maschile in cui le donne faticano ad affermarsi e a trovare il loro spazio.

Oggi, tuttavia, la situazione sembra essersi completamente ribaltata tant’è che tantissimi settori si sono tinti di rosa dando modo a tante donne talentuose di affermarsi dando il meglio di sé. È questo il caso di Elisabetta Mori, una giovane donna di successo con cui abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere.

Buongiorno Elisabetta, ci racconti qualcosa di lei, chi è e di che cosa si occupa?

Sono un architetto che nutre da sempre una forte passione per l’Arte Contemporanea, il Design e il Digitale. È proprio questo interesse che mi ha spinto ad intraprendere, circa un anno e mezzo fa, il mio percorso a Plug & Wear, azienda tessile fiorentina fondata da Riccardo Marchesi nel 2008. L’azienda produce stoffe “ad alto contenuto tecnologico” nate, ad esempio, dall’unione tra tessuti e metalli (acciaio, rame e altri composti particolari) dando vita a diverse tipologie di prodotto che spaziano dal Fashion all’Interior Design fino a schermature di onde elettromagnetiche ad alta frequenza.

Come si è avvicinata a questo settore?

La mia collaborazione con Plug & Wear è nata grazie ad un workshop sull’e-textile durante il quale ho avuto modo di conoscere, più da vicino questa realtà. Inizialmente mi occupavo principalmente di grafica e comunicazione per passare, successivamente all’organizzazione di workshop in Italia e all’estero.

Quali opportunità ci sono per le donne nel settore delle nuove tecnologie?

Le opportunità per le donne sono moltissime. Si tratta infatti ancora di una nicchia di mercato in cui le donne non faticano ad affermarsi, tutt’altro! Sono moltissime le donne impegnate con successo nel settore del textile, anzi, posso affermare che il si tratta prevalentemente di un settore in rosa.

Si sente parlare sempre più spesso di E-textiles e Smart Fabrics, cosa sono?

Gli smart fabrics, in cui rientra la categoria degli e-textiles, sono tessuti “intelligenti” in grado di reagire a determinati stimoli e generare reazioni ( es. termocromatismo). Gli e-textiles, invece, sono tessuti in grado di diventare sensori e, attraverso i quali può passare la corrente elettrica: è questa la principale differenza rispetto agli smart fabrics.

Quali sono i punti di forza e quali le criticità di questi prodotti?

I punti di forza sono numerosissimi: innanzi tutto è possibile avere materiali flessibili, innovativi e traspiranti ad un prezzo contenuto e, in secondo luogo, l’impatto ambientale è minimo trattandosi di tessuti biocompatibili.

Le criticità si incontrano soprattutto al momento del lavaggio: non tutti i tessuti, infatti, son lavabili.

Qualche mese fa l’abbiamo vista protagonista di 100100 Challenge, ci racconti la sua esperienza.

100100, l’hackathon organizzato da Confartigianato Vicenza e dedicato all’Internet of Things è stato davvero interessante.

L’evento, ospitato nella bellissima cornice del Museo Civico di Bassano del Grappa, è stato un bellissimo modo per far incontrare programmatori, studenti, artigiani e makers e dar loro la possibilità di entrare in contatto con una realtà importante come quella dell’Internet of Things, nuovo paradigma della tecnologia.  Partecipare e mettere a disposizione dei vari team il materiale e le nostre conoscenze è stato molto entusiasmante.

Come vede il settore tra 3 anni?

Sicuramente in crescita, lo è tutt’ora. Le proiezioni parlano di un’incremento, nel solo settore del werable IoT del 35%, per non parlare dell’aumento di fatturato stimato attorno ai 2 miliardi di dollari entro il 2018.

Un consiglio alle donne che desiderano avvicinarsi al settore?

Un consiglio che do a tutte è quello di essere curiose, sempre, e di non aver mai paura di innovare. Per quanto riguarda una formazione, non esiste ancora, un vero e proprio percorso accademico ma le risorse on-line sono moltissime, sfruttale! Per entrare meglio nelle dinamiche del settore sono utilissimi i workshop, buona palestra anche per il lavoro di squadra.

Se avete già un determinato tipo di formazione e volete dar vita ad una start-up puntate ad un team interdisciplinare; le conoscenze richieste in questo settore sono molteplici e vi potrà essere sicuramente d’aiuto lavorare con professionisti con competenze molto verticali e diverse dalle vostre.

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