Lefrac: quando sogno e realtà si incontrano

Lidia Giuliani è ideatrice di Lefrac, un brand che produce borse in feltro interamente realizzate a mano e selezionato come progetto da sostenere nella trasformazione digitale da Botteghe Digitali. Lidia, oltre che imprenditrice è anche mamma di tre bambini, creativa di famiglia, la sua storia è fatta di colori, forme e molto coraggio. Abbiamo avuto il piacere di incontrarla e di farle qualche domanda sulla sua esperienza, questo è quello che ci ha detto:

  • Da dove nasce l’idea di realizzare prodotti fatti a mano? / Com’è nata Le Frac? 

Sin da bambina sono stata educata al saper fare: addobbi di Natale, regalini, decorazioni per la casa. In famiglia ci siamo sempre dati molto da fare per cercare di realizzare con le nostre mani oggetti che esprimessero l’originalità del nostro pensiero. Sono cresciuta con la consapevolezza che con una buona dose di creatività si possano plasmare oggetti dando loro una forma e vita nuove. Nell’età adulta, questa consapevolezza avrebbe potuto trovare un valido sfogo nell’hobbistica, ma desideravo qualcosa che emergesse di più e ho provato ad alzare le mie aspettative realizzando inizialmente accessori. Ho fatto così un primo tentativo: nel Natale del 2013 ho pensato di regalare alle persone care degli oggetti che in qualche modo esprimessero il mio affetto in modo personale. Ho iniziato realizzando delle borse che mi permettessero di giocare su forma, volume e colore; il materiale lo avevo già: il feltro di lana, duttile e versatile. Dopo un po’ di tempo, con il sostegno di mio marito, e avendo già ricevuto molto riscontro, ho deciso di provare a metterlo nel mercato, dando il nome “Lefrac”. La mia convinzione è gradualmente cresciuta. Stavo “costruendo” uno stile riconoscibile , che molte persone apprezzavano, timidamente ma con l’obiettivo di dare un nome ad uno stile: Lefrac è infatti l’acronimo dei miei tre figli Leonardo, Francesca e Claudia. Un progetto di famiglia e una doppia sfida: costruire qualcosa che mi rappresenti valorizzando un materiale come il feltro che ho sempre considerato nobile ma che ho spesso visto trattare come una materia povera.

  • Come sei riuscita a realizzare il tuo progetto? Hai ricevuto il sostegno di qualcuno o ci sei riuscita da sola con la tua forza e determinazione?

Il progetto non sarebbe mai nato senza la possibilità di vendere online. Non dico che sarebbe esistito in altra forma o in forma minore, intendo proprio che non sarebbe esistito. Non avrei mai superato lo scoglio della distribuzione “fisica” delle mie borse, mi sarei certamente arresa. Devo moltissimo al portale Etsy, dove ho potuto costruire a costi minimi una vetrina virtuale, esprimendo il mio stile, facendomi largo nel mercato internazionale. Realizzare un progetto imprenditoriale per una donna, mamma di tre bambini, è molto difficile. È necessario un grande impegno, tanta determinazione e molti sacrifici: avere le idee chiare e un obiettivo che certamente sia molto ambizioso ma che non perda il contatto con la realtà, seguendo i tempi e le fasi necessari per raggiungerlo.  Il sostegno e l’appoggio delle persone più care è stato vitale per non mollare tutto al primo ostacolo. Siamo stati io, mio marito e mia madre a credere in questo progetto: sebbene l’idea sia stata mia senza il loro appoggio non credo sarei andata fino in fondo. Lefrac è nata tra mille incertezze e la loro serenità mi ha aiutato molto nelle prime fasi. Anche l’aiuto di mia madre è stato essenziale, insieme a lei abbiamo cominciato a cucire le prime borse, muovendo i miei primi passi anche come artigiana.

  • Quali sono stati gli ostacoli più grandi che hai incontrato?

Il primo ostacolo è stato proprio la scelta iniziale. Mettersi in gioco in età matura ha richiesto un grande sforzo, ma volevo evitare di tenere “in tasca” le mie aspirazioni. Il supporto cui accennavo prima è utile soprattutto in questa fase. Nel mio caso è stato, ed è, difficile conciliare gli impegni di una madre con un’attività che non ha orari fissi. Questo è l’ostacolo quotidiano più grande: far fronte a  due “ruoli” così impegnativi senza dover per forza penalizzarne uno. Non è semplice, soprattutto in contesti come quello in cui vivo dove non esistono grandi servizi a supporto.

  • Cosa consiglieresti a chi ha un progetto simile?

Mi fa sorridere questa domanda perché sono tutt’ora in una fase iniziale, mi piace però pensare di poter mettere a disposizione la mia breve esperienza, proprio perché riguarda quei “primi passi” che rappresentano il momento più complicato. Un consiglio su tutti: essere onesti con sé stessi. Domandarsi quale sia l’obiettivo da perseguire e se la scelta di puntare sulle proprie capacità sia prioritaria e inscalfibile. Ci saranno molti momenti in cui questa scelta verrà messa a dura prova, e senza una visione che consenta di guardare oltre l’ostacolo si corre il rischio di abbandonare, rischiando di non difendere fino in fondo la propria idea. Misurare i propri primi risultati non solo in termini quantitativi (quanto vendo, quanto incasso ecc.), ma anche qualitativi per capire quanto sono riconoscibile in quello che faccio e quanto riesco a trasmettere il “senso” di ciò che faccio. È importante preoccuparsene da subito; per chi si promuove esclusivamente sul web è fondamentale non lasciare nulla al caso dal punto di vista estetico dando il meglio di sé trasmettendo emozioni non solo mostrando il prodotto finito. Non sempre è semplice, ma la direzione deve essere quella.

  • Quali sono i tuoi obiettivi futuri?

Il primo è certamente aumentare la mia visibilità a livello internazionale. Partecipare al progetto “Botteghe Digitali” ha aumentato quella a livello nazionale, ho alcune idee per fare di più anche all’estero, specialmente negli Stati Uniti. Servono risorse e un altro obiettivo è certamente produrre numeri tali da potermi consentire investimenti in tal senso. Al di là della presenza sui canali di vendita, la visibilità è importante per trasmettere quei valori e quell’identità utili a rendere riconoscibile il brand. È a lungo termine e che non sempre premia nell’immediato: attualmente infatti negli USA, dove ho poca visibilità, vendo molto più che in Italia sebbene la mia visibilità sia maggiore. Nel medio termine punto anche a una distribuzione “fisica” delle mie borse in zone strategiche che possano farmi fare quel “salto” di qualità.

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