Le mamme di Buju

Buju è una linea di abbigliamento nata dall’idea di Elisabetta e Sara, da sempre immerse nel mondo della moda sia per passione che per professione, che nel 2014 hanno deciso che era il momento di dare vita a una creatura tutta loro. Buju ha uno stile unico ed esclusivo, capi e accessori sono interamente realizzati a mano e conferiscono al loro prodotto quel tocco unico che solo le cose fatte con esperienza e passione sanno dare. Madri, oltre che imprenditrici, hanno intrapreso questo progetto come occasione per realizzare un sogno da sempre tenuto nel cassetto. Le abbiamo contattate e ci siamo fatto raccontare la loro storia e quella del loro brand.

Com’è nato il progetto Buju?

Il progetto Buju nasce nell’estate del 2011 con l’arrivo del mio primogenito. Durante il periodo della gravidanza ho sperimentato che nel mercato oltre ad un abbigliamento comodo per la gravidanza e l’allattamento mancava un prodotto che potesse far sentire attraente e fashion la futura mamma. Per me era fondamentale che una mamma dopo aver partorito potesse sentirsi di nuovo donna oltre che essere una super mamma. Il mercato del bambino è monopolizzato dal colore azzurro e non propone nulla di alternativo o comunque abbinato al vestiario della mamma. Da queste due osservazioni ho iniziato a creare per passione dei prototipi di abbigliamento e accessori. Questi hanno iniziato a riscuotere grande interesse tra le mie amicizie e da qui ha iniziato a prendere forma l’idea di creare un brand d’abbigliamento che fosse tutto mio.  Dopo il rientro a lavoro a seguito della seconda gravidanza, conciliare il lavoro distante e la famiglia è stato quasi impossibile, e non senza dubbi la scelta è stata quella di licenziarmi. Dimostrare a tutti che la mia scelta era valida non è stato facile ma con l’inizio alla scuola materna ho incontrato Sara, mia ex compagna di classe. Abbiamo scoperto che in ambienti diversi, stavamo vivendo le stesse cose; abbiamo iniziato a pensare e studiare il progetto Buju, che ha preso forma, dando vita a una nuova modalità di lavoro.

Come riuscite a coniugare la vita familiare con la vostra attività?

Abbiamo strutturato uno showroom con orari di apertura al pubblico specifici: questo ci permette di produrre i capi anche nei giorni di chiusura, così da riuscire ad andare a prendere i bambini a scuola e stare con loro alcuni pomeriggi. Siamo consapevoli che questo non sarà fattibile per sempre, ma per noi è molto importante esserci adesso per i nostri figli e perciò cercheremo di portare avanti questa nostra modalità, che coinvolgerà anche per le donne che decideremo di assumere un domani. L’idea di fare party in casa ci aiuta in questo: impegnare qualche ora serale al mese per Buju, senza rinunciare al piacere della famiglia nel weekend.

Quali sono gli ostacoli più difficili che avete incontrato e come siete riuscite a superarli?

L’ostacolo più grande è quello di far comprendere ai clienti i nostri tempi di lavoro. Siamo convinte che non sempre lavorare 12 ore in azienda sia più produttivo che non lavorarne 8 e potersi prendere delle ore per sè o per la famiglia. L’aspetto che a volte ci lascia amareggiate è l’arroganza nel giudicare il nostro progetto come un’idea che non porterà a nulla, senza capire quanto Buju sia un lavoro. A volte ci viene rimproverato che generalmente anche se le mamme lavorano fino alle 19.00 i loro figli riescano comunque ad essere contenti. Noi purtroppo ci sentiamo di poter realizzare qualcosa di innovativo, che ci renda uniche grazie a questo nuovo modello di lavoro. Essere solo in due è ad oggi un grande ostacolo, avremmo bisogno di almeno altre sei figure professionali che ci aiutino nella gestione di tutta la linea.

Cosa consigliereste a chi ha un progetto simile? 

Non siamo ancora un marchio affermato e non abbiamo la presunzione di dare consigli esaustivi in questo momento. Quello che crediamo è che se ci si crede bisogna impegnarsi nel provare a realizzarlo, come? Facendo studi di mercato, guardando e confrontandosi con realtà più o meno simili, appoggiandosi a delle associazioni che aiutino nella formazione e che consiglino che tipo di scelte fare a livello commerciale. Ciò che per adesso ci ha aiutato moltissimo è stato aprire qualcosa con le nostre risorse, senza investimenti importanti ma impegnandoci un passo alla volta, aspettando i risultati e reinvestendo da quanto ricavato, dalla macchina da cucire alle spese per l’affitto. Se non si è sostenibili si rischia in breve di perdere risorse e di “bruciare” un’idea che avrebbe potuto aver successo.

Quali sono i vostri obiettivi futuri?

Il nostro progetto per il futuro è quello di riuscire a creare un’azienda che al suo interno abbia mamme o papà con l’opportunità di avere orari flessibili, che abbia all’interno un asilo, aule studio in cui inserire figure per aiutare bambini e ragazzi nei loro compiti per casa per aiutare le famiglie in ogni momento della vita dei propri figli. A livello professionale puntiamo a proporre un vero e proprio lifestyle nel vestire Buju, nel pensare e nell’essere nel mondo. Il nostro abbigliamento si riconoscerà per comodità e tendenza, cercheremo di stare attenti all’ambiente e di essere un marchio nazionale ma con la volontà di espandersi. Ci piace moltissimo la collaborazione con altre aziende o artisti di altri campi perché siamo da sempre convinti che l’unione faccia la forza e l’unicità.

Elisabetta e Sara esporranno nello Showroom “The old truman brewery” a Londra tutti i loro capi e accessori, per raccontare anche all’estero un progetto innovativo che unisce il coraggio di due donne, due mamme, che sono riuscite a coniugare la passione per il lavoro e l’amore per la famiglia.

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Vuoi essere “BRAVA” anche tu? Iscriviti al progetto e scopri tutte le opportunità
iscriviti al progetto
Contact Form








×