Imprenditrici italiane in vetta alle classifiche europee

Un nuovo record tutto al femminile è quello registrato dalla Confartigianato nel 2016. Nell’arco dell’anno appena trascorso sono state quasi due milioni le donne a svolgere attività indipendenti. Un numero abbondantemente al di sopra della media europea, che registra 1,5 milioni di donne in Regno Unito e 1,3 milioni in Germania.

A guidare questo trend ci sono le imprenditrici artigiane che negli ultimi dieci anni sono cresciute quasi del 2%. Circa 350mila tra titolari, socie o collaboratrici, secondo quanto emerso durante la Convention organizzata da Confartigianato, sulla base dei dati dell’Osservatorio sull’imprenditoria femminile. In testa alla classifica c’è una forte presenza di imprenditrici in Lombardia (66.977), nello specifico Milano, con 17.908 imprese registrate. A seguire Emilia Romagna (37.503), e al terzo posto il Veneto con un piccolo esercito di 37.387 donne.

«Siamo convinti dell’immenso valore dell’imprenditoria femminile e, in senso più ampio, del ruolo che le donne ricoprono come imprenditrici, mogli e madri per l’economia del territorio. Per questo motivo le nostre politiche associative mirano a eliminare, o quanto meno a ridurre, gli ostacoli che le artigiane possono incontrare” ha dichiarato Giovanni Barzaghi, Presidente di APA Confartigianato Milano-Monza Brianza».

Nonostante ciò risulta molto complicato per le donne destreggiarsi tra lavoro e famiglia. Le imprenditrici devono fare spesso i conti con problemi di ordinaria amministrazione e con un welfare che aiuta poco i reali bisogni quotidiani. Un forte squilibrio è dovuto proprio alle spese sanitarie per gli anziani, che fermano la spesa pubblica italiana per giovani e famiglia al 2,8% della spesa totale della Pa (fortemente al di sotto della media europea che tocca il 3,6%). Sebbene i Comuni italiani dedicano agli asili nido il 41% della spesa per famiglie e minori, solo l’11,9% dei bambino fino a due anni ne usufruisce. A incidere anche i costi pari a 1.500 euro annui, che non contribuiscono all’inserimento dei figli. Inoltre le donne tra i 25 e i 34 anni, con figli, hanno un tasso di occupazione nettamente inferiore rispetto alla media europea (48% contro il 61%, che arriva a toccare il 73% in Scandinavia).

Un dato positivo però che potrebbe favorire le donne nell’intraprendere la propria carriera da imprenditrici, sebbene mamme impegnate, è dato dalla possibilità di usufruire dei voucher baby-sitting: «Il decreto segna il superamento di un’incomprensibile disparita’ di trattamento tra dipendenti e titolari d’impresa. Apprezziamo che nella legge di bilancio, grazie anche alla nostra battaglia, la misura sperimentale prevista lo scorso anno sia stata resa strutturale per gli anni 2017 e 2018, incrementando le risorse dai 2 milioni di euro del 2016 ai 10 milioni per ognuno degli anni futuri».

Politiche di welfare migliori sono in agenda per il 2017, sebbene il 2016 si chiuda con un dato più che positivo che conferma la volontà delle donne di non rinunciare alle proprie ambizioni ma che anzi sanno come coniugare l’impegno della famiglia alla passione per il proprio lavoro.

photocredit: ischool

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